Il Gruppo Fortificazioni Valbrenta-Cismon - Forte Leone di Cima Campo, Forte di Cima Lan

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Il Gruppo Fortificazioni Valbrenta-Cismon

Generalità

Tra il 1875 e il 1879 una Commissione Militare per la difesa della Alpi ispezionò quindi la linea del confine e propose allo Stato Maggiore di costruire una catena di fortificazioni per tutta la sua lunghezza, dalla Svizzera al Friuli, ma con speciale attenzione per la nostra zona proprio per la delicata situazione locale.
Nella progettazione furono ripresi, ovviamente, i vecchi concetti medioevali, cioè fortificazioni che "tagliavano la strada" (e perciò detti "Tagliate") in corrispondenza degli antichi Castelli del Covolo (Tagliata Tombion) e della Scala (Tagliata della Scala); e in più la Tagliata detta "di Sant’Antonio" perché costruita accanto a un capitello votivo dedicato a Sant'Antonio, sulla vecchia strada tra Fonzaso e Ponte Serra, che ritroveremo più avanti, quando parleremo anche del suo armamento.
L’armamento del Tombion doveva essere di 12 cannoni ad avancarica; mentre alla Scala, siccome si dovevano controllare solo i tornanti della strada appena costruita, a distanza ravvicinata, era previsto l’impiego di mortai.
Ma abbiamo già visto come le fortificazioni fisse fossero deboli contro le artiglierie avversarie, che bisognava pertanto cercar di tenere lontane. E a questo scopo furono progettati dei  forti di artiglieria (in questa zona Coldarco, Col del Gallo, M. Lisser, Cima Campo e Cima Lan) con il compito della "interdizione lontana": cioè, appunto, contrastare l’avvicinamento delle artiglierie nemiche.

Le infrastrutture.

Prima però di metter mano alla costruzione dei forti bisognava preparare le infrastrutture e per prima cosa una rete stradale, di cui il Comune di Arsiè beneficia tuttora.

Nel 1880 cominciarono i lavori, e cioè:
la fornace da calce tra Arsiè e Fastro, costruita in quel luogo perché si era trovato che lo strato calcareo sovrastante, circa 500 m. più in alto, era particolarmente puro, per cui forniva calce di ottima qualità. E' stata la prima opera costruita, perché senza la calce nessuna opera muraria può essere realizzata, e funzionerà poi fino agli anni 1950-60; attualmente è proprietà privata;
il nuovo tratto stradale all’ingresso di Arsiè dal lato di Fastro (prima la strada passava per la loc. Naron);
la strada Fornace-Mellame-Rivai-Col Perer, e da Col Perer a Cima Lan e Cima Campo;
la caserma per il Comando a Col Perer (oggi nota come "la Colonia");
la teleferica Prà del Bec - Col del Barc: gli ancoraggi delle funi che sostenevano i 32 carrelli e il basamento della macchina a vapore che la azionava sono ancora visibili al limitare del bosco lungo la strada bianca che dalla fornace va al Prà del Bec;
la teleferica da Col dei Barc al terz’ultimo tornante della strada bianca prima di giungere al forte di Cima Campo, azionata dal punto di arrivo;
le strade di collegamento Arsiè-Sella Val Nevera-Col del Gallo e Fastro-San Vito-Sella Val Nevera;
l’ardita strada intagliata nella roccia che collegava il Tombion con il Col del Gallo. La sua parte inferiore, sotto le Casère, ancorché in disuso, è stupenda da percorrere a piedi, perché è come camminare su un ballatoio naturale prospiciente la Valsugana;
l’acquedotto della Val di Grigno che alimentava il paese di Fastro, la Tagliata della Scala, le vasche di spegnimento della calce viva della fornace, la fontana di Mezza Via, e che poi giungeva fino al centro logistico davanti a Palazzo Guarnieri;
l’acquedotto "della Luanega" sotto Cima Lan, punto di approvvigionamento dell’acqua per il forte di Cima Lan,  e che alimentava la Caserma a Col Perer e alcune fontane a uso pubblico lungo il percorso (alle Vallorche, ai Piai, a Col Perer);
la "Colombera" all’inizio della strada da Arsiè verso Monte Novegno, dove erano alloggiati i piccioni viaggiatori che erano il mezzo usuale per mantenere i contatti con i reparti, non essendovi ancora le radio portatili e non potendosi stendere le linee telefoniche militari se i reparti erano in movimento. Allo scopo, ogni reparto adibiva un soldato alla funzione di "spallone", cioè portava sempre con sé la gabbia dei piccioni viaggiatori per trasmettere le informazioni al comando. Ma dopo Caporetto anche questo sistema di comunicazioni saltò, perché i piccioni si "perdevano" a causa del continuo spostamento delle colombaie (oltre a quelli che venivano abbattuti a fucilate);
la stazione radio a onde lunghe di M. Novegno per i collegamenti con il Comando di Corpo d’Armata (detta ad Arsiè "telefono Marconi": costruita intorno al 1913, dopo che Marconi nel 1911 aveva avviato rapporti stabili con l’Arma del Genio per costruire una rete di radiotelegrafia militare - e sembra che sia venuto lo stesso Marconi ad inaugurarla, e per questo gli è stata intitolata la piazza centrale di Arsiè);
 la pista di atterraggio per ricognitori nell’area pianeggiante detta "il Lag", poco sotto il cimitero di Arsiè dove adesso ci sono i capannoni della zona artigianale, per potersi avvalere del neonato servizi di ricognizione aerea.

Il comando dell’intero Gruppo Fortificazioni si trovava nel palazzo Guarnieri (ora Municipio), acquistato nel 1904 dal Genio Militare. Nell’ampia corte furono allestiti il centro logistico e un ospedale da campo.

Tutti i lavori vennero eseguiti impiegando manodopera locale, e questo arrestò la spinta migratoria verso il Brasile che era iniziata nel 1876 (l’ultima importante è stata nel 1891).
Nella sua "Monografia di Arsiè" (Ed. Ergon, Vicenza, 2001, curata da Dario Dall’Agnol e Carlo Bonvicini), Don G.B. Segato riferisce che nel 1885 erano in costruzione i forti di fondovalle, mentre a Cima Campo e a Cima Lan erano state realizzate le infrastrutture, ma ai forti non era ancora stato messo mano: e vale la pena di citarlo.

"... ora poi che vi si può accedere non più pedestri con improbe fatiche e sudori; ma con veicoli di ogni sorta per l’ampia strada militare da Arsiè fino al sommo, chi può dire quanta maggiore utilità e pregio abbiano acquistato quei monti? Esistevano sempre sparsi qua e là alcuni casolari di mandriani e di pastori con diversi rocoli ossia uccellate; ma ora ben meglio esistendovi perfin le fontane fatte erigere dal Genio militare fornite di acqua purissima condotta da lungi ora si potrebbero inalzare, come altrove e massime nel trentino, i Casini di diletto o di montana estiva villeggiatura, che si chiamano i Freschi." (pag. 109)

E ancora, al  cap. XVII: "I fortilizi eretti dal Genio militare italiano nel comune di Arsiè":

"Chi non è compreso da meraviglia in vedere i grandi fortilizi o belliche munizioni che con ingente dispendio erariale edifica il Genio militare italiano lungo il Brenta, al Tombion presso al Covolo sui vetusti confini del Comune di Arsiè non solo; ma pur anche a Fastro che dalla sua scala precipite guarda giù a Primolano, a San Vito poco lungi dalla torre vetusta, a Cubalo, e sul monte Novegno verso la Rocca e i Roveri, e più ancora i già tracciati se non eseguiti la torre di vedetta e la cannoniera sul Cere a pochi passi da Arsiè, ove sorgea l’antico Fano o il tempio di Cerere e la prima fra le torri arsedesi?
Ma ciò non basta, chi non rimane stupito osservando che eziandio sugli alti monti vicino al Castellon sul Celado si arresero altri fortilizi, come case militari e fontane ai quali dà accesso la lunga strada che da poco lungi da Arsiè s’inalza per Mellame e Rivai, per valli e colli e falde montane fino alla vetta lungo le ondulate pianure dei monti stessi ed ha la mirabil lunghezza di quasi Kilometri 25?"
(pagg. 112-113).

Questo documento è del 1884, ed è un documento prezioso perché ci dice, per testimonianza diretta, che a quella data già si lavorava ai forti del Tombion e della Scala, e che già erano costruite le strade fino a Col del Gallo, Cima Campo e Cima Lan, che era già in funzione l’acquedotto della Luanega

La progettazione

Il neonato Stato Italiano non aveva, all’epoca, dei propri uffici militari di progettazione, per cui dovette per forza di cose avvalersi di progettisti privati, gran parte dei quali avevano precedentemente lavorato per l’esercito austriaco.
Ad Arsiè era capitato un ingegnere militare, Giovanni Ivanoff. Nato a Trieste nel 1851 da famiglia russa colà trasferitasi (il padre era ufficiale della marina austriaca, aveva partecipato alla battaglia di Lissa con l’Amm. Tegetoff)), laureato a Vienna in ingegneria militare, poi ingegnere civile a Trieste, era riparato in Italia perché sembra fosse stato sospettato di amicizia con Guglielmo Oberdan (impiccato nel 1882 con l’accusa di aver voluto attentare alla vita dell’Imperatore Francesco Giuseppe), ed era venuto a stabilirsi ad Arsiè dove sposò Emma Fusinato della famiglia di Arnaldo.
Fu assunto alle dipendenze del Maggiore del Genio Militare Antonio Dal Fabbro, direttore generale dei lavori, e tra il 1882 e il 1910 progettò le nostre fortificazioni nonché quelle di Tai e di Pieve di Cadore, oltre a diversi lavori civili sulla strada di Alemagna, come la costruzione della Cavallera, e ad Arsiè il campanile della Chiesa di Rocca (informazioni gentilmente fornite dalle nipoti Signore Gabriella e Sara Ivanoff).
Scomparso nel 1917 ad Arsiè, le sue spoglie riposano tuttora nel nostro cimitero.


Il Gruppo Fortificazioni da lui progettato era costituito da tre "tagliate" (Tombion, Scala, Sant’Antonio) e da tre forti di artiglieria collocati rispettivamente a Col del Gallo, Cima Campo e Cima Lan: ognuno con compito di interdizione lontana a protezione della rispettiva Tagliata.
Gli elaborati redatti dall’Ing. Ivanoff erano basati su schemi progettuali standard forniti dal Ministero della Guerra, ai quali il progettista doveva attenersi nel "calare" il progetto sul terreno.
Sono tuttora conservati presso il Museo dell’Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio di Roma, che ha gentilmente fornito il materiale che verrà riportato più avanti.


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