Generalità - Forte Leone di Cima Campo, Forte di Cima Lan

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Generalità

Forti di Cima Campo e Cima Lan

Non bisogna pensare a questi Forti come a delle strutture isolate sul cocuzzolo delle montagne, perché in realtà essi erano al centro di un’area difensiva che comprendeva le loro immediate adiacenze, fortificata con delle trincee e delle barriere di filo spinato, e le immediate retrovie, che comprendevano strutture diverse.

L’appalto per la loro costruzione venne vinto dalla Ditta Gorza di Fonzaso che, come già era capitato alla Ditta Guarnieri con il Forte Tombion, verso la fine dei lavori (durati dal 1903 al 1913) si trovò in difficoltà per i pagamenti e ridusse anch’essa le paghe agli operai.
Nell’immediato secondo dopoguerra i Forti furono ceduti dal Ministero, insieme con tutti gli altri, al miglior offerente, a scopo demolizione: Cima Lan venne acquistata da una famiglia di Rivai, e Cima Campo dal Comune di Arsiè.
Lasciati poi entrambi nel più completo abbandono e quindi oggetto di azione di demolizione da parte di privati a cui servivano materiali da costruzione per i loro fabbricati nella zona. Solo ultimamente il Forte di Cima Campo è tornato nella considerazione dell’Ente Pubblico, e attualmente è oggetto di interventi di ristrutturazione per una fruizione turistica.
È stato oggetto della tesi di laurea dell’Arch. Fabrizio Pat: "Interventi di sistemazione di Forte Leone a Cima Campo di Arsiè" (I.U.A.V., Venezia, A.A. 2000-2001).


Il Re Vittorio Emanuele III volle venir a vedere questi Forti, e visitò il Forte di Cima Campo nell’agosto del 1912 e quello di Cima Lan  il 2 agosto 1917.

Ma la costruzione dei forti blindati non era ancora terminata, che già erano state inventate le spolette a ritardo. Queste, collocate sul fondello invece che sulla punta della granata, si innescavano all’impatto ma ritardavano l’esplosione per dare il tempo alla granata di affondare nel terreno o trapassare le murature, ed esplodere poi all’interno della fortificazione, tanto più in profondità quanto maggiore era l’energia cinetica del proietto, e quindi questa era un’azione riservata ai grossi calibri.
Per conseguenza i soldati non erano più al sicuro perché le protezioni murarie non offrivano più alcuna garanzia, né era certo che le artiglierie sotto cupola restassero efficienti, perché bastava la fratturazione della massa cementizia (ricordiamo che i nostri forti, per ridurre i costi, erano stati costruiti con cemento stratificato invece che con cemento armato come quelli austriaci) perché le cupole non potessero più ruotare su se stesse, impedendo il puntamento del pezzo.
L’epoca delle fortificazioni permanenti era, a questo punto, finita.
Per questo il Gen. Cadorna non poté più fare affidamento sulla linea dei forti appena costruita, e fin da subito, cioè fin dai primi giorni di guerra, con un balzo in avanti portò le nostre truppe a schierarsi sui Lagorai.

 
 
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