Castello della Scala - Forte Leone di Cima Campo, Forte di Cima Lan

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Castello della Scala

Generalità

I Romani arrivarono ad assumere il pieno controllo del Feltrino intorno al 50 d.C., e la loro prima infrastruttura militare fu la Via Claudia Augusta Altinate: che, in quanto strada militare, evitava il fondovalle a scanso di pur sempre possibili imboscate, e quindi era piuttosto scomoda per i commerci.
Pertanto, intorno al 200 d.C. i Romani avviarono la costruzione di strade commerciali di fondovalle, tra cui quella di nostro interesse che partiva da Feltre e per Arsiè – Fastro – Primolano – Trento si riuniva poi nuovamente alla strada militare per andare verso il Brennero.
E questa sarà poi la principale via commerciale Venezia-Feltre-Trento-Germania per molti secoli: e per tutto il Medioevo vi passarono, oltre ai grossi carrettoni dei commercianti tedeschi (con benefici per Arsiè che esportava foulards di seta di produzione locale fino in Germania), anche eserciti (e ad ogni passaggio era un saccheggio), nonché Papi (Leone III, 795) e Imperatori (Carlo IV, 1355).
Il primo impianto del Castello della Scala può essere fatto risalire ancora agli anni tra il 550 e il 560 d.C., quando il Generale bizantino Narsete (dell’Impero Romano d’Oriente) inviato in Italia dall'Imperatore  Giustiniano per sottomettere gli Ostrogoti, scontratosi poi con le forti tribù longobarde al di là delle Alpi e temendone l’invasione, fece rapidamente costruire delle fortificazioni per bloccare tutte le strade: scegliendo accuratamente i luoghi in modo che si trovassero in posizione militarmente favorevole.
Costruito con le pietre della cava (ora proprietà De Bortoli) appena più a monte, avrebbe dovuto impedire il passaggio dalla Valsugana verso Feltre: ma i Longobardi, quando arrivarono nel 568, spazzarono via ogni difesa e si impadronirono di tutto il Nord e il Centro Italia.
Il Castello ricompare nella storia in un verbale del 1260 quando il Maggior Consiglio di Feltre nominò Francesco da Romagno "Capitano alla Scala con la paga di Lire 20 al mese" (lire venete di allora, ed era una paga consistente, il che voleva dire che era una fortificazione molto importante: e infatti fu tenuto sempre in grande considerazione da Feltre perché, grazie alla sua formidabile posizione, fu per tutto il medioevo capace di respingere ogni attacco dalla Valsugana).
Il 2 giugno 1355 vi si fermò per un giorno anche l’Imperatore Carlo IV, nel viaggio di ritorno da Roma per l’incoronazione.
Divenuto sostanzialmente inutile dopo il periodo napoleonico perché non più presidio di confine essendo "interno" al territorio del Regno Lombardo-Veneto, svolse la sua ultima azione di resistenza nel giugno 1848 (Prima Guerra di Indipendenza) quando gli insorti vi si asserragliarono per ostacolare il transito da Fastro verso Primolano delle truppe del Radetzky che rastrellavano il territorio. Occasione nella quale il paese di Fastro fu parzialmente incendiato e duramente saccheggiato per ritorsione in seguito alla sollevazione popolare antiaustriaca del mese precedente, che vide l'incendio della canonica da parte delle truppe pontificie comandate dal Gen. Durando per cacciarne una avanguardia austriaca. La bandiera italiana degli insorti di Fastro e di Arsiè, con la stampigliatura "1848", dopo fortunose vicende è tuttora conservata in una casa di Mellame, e la ritroveremo alla fine di questo racconto.
Tra il 1850 e il 1851 il fortino fu demolito dagli Austriaci, che ne impiegarono le pietre per costruire gli attuali tornanti della Scala, lasciandone in piedi solo la torre centrale, crollata in un secondo momento.
Oggi ne restano solo le tracce: i due lastroni verticali (dov’era alloggiata verosimilmente una catapulta ai tempi di Narsete), tracce delle murature perimetrali a lato della strada tra il 1° e il 2° tornante salendo da Primolano, e pezzi delle murature perimetrali nel bosco sovrastante.



Il Castello della Scala nel grande quadro del Falce
(Museo Civico di Feltre, circa 1650). Da notare che il solo paese privo di campanile è Fastro (la prima chiesetta è stata costruita nel 1730) e che la denominazione, qui poco leggibile, era "Fastra" (da fagastra = faggi, bosco di faggi)



I lastroni verticali della Scala, dove ai tempi di Narsete (circa nel 555-560 d.C.) era alloggiata la catapulta

 
 
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